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30 mag 2011

Richiesta documenti 730 da agenzia delle entrate

Mi è arrivata una richiesta da parte dell'agenzia delle entrate, di presentare la documentazione allegata alla presentazione del modello 730 del 2008 relativa all'anno 2007. Ho 30 giorni di tempo per produrre i documenti. Era una semplice lettera. Se la ignoro, mi verrà mandata una raccomandata. Se ignoro pure questa? Non credo di riuscire a trovare tutti i documenti richiesti. Mi verrà inviata una multa? O ci sono possibilità che, non rispondendo, la cosa si prescriva? Il 730 era stato presentato da un Caf. La multa sarà molto alta? E mi arriverà anche per gli anni successivi? Grazie.
il commercialista aveva sbagliato a fare il 730 a mio padre e gli è arrivata una multa di 3000 euro da pagare anche se la colpa non era stata sua. quindi ti conviene cercare tutta la documentazione che ti chiedono: ci vogliono anni perchè la cosa cada in prescrizione.
Cioè hai perso i documenti? Comunque io direi che ti conviene presentarti all' Agenzia delle Entrate, sicuramente se non mostri i documenti c'è una multa, che dipende direttamente dalla somma che avevi detratto; per esempio, se avevi detratto delle spese sanitarie mi sembra che viene moltiplicata l' IVA che ti è stata rimborsata per un coefficiente, e quella è la cifra; quindi dipende da quanto hai detratto. Se la cifra è ingente puoi anche chiedere un pagamento rateizzato.
ignorare le lettere, dati i poteri che hanno gli uffici, non è mai una buona idea. anche perché ti espone a sanzioni proprie e ovviamente sanzioni relative alle eventuali spese detratte illegittimamente. infatti se anche una detrazione ti spettava giustamente nel 2008 ma hai perso la documentazione allora praticamente è la stessa cosa che tu ne hai usufruito senza averne diritto. l'ufficio per le spese non documentabili procederà al recupero delle imposte evase+sanzioni+interessi, al solito. pagando subito si ha una buona riduzione delle sanzioni. se non presenti documenti alla richiesta poi anche in futuro li dovessi ritrovare non potranno mai più essere presi in considerazione a tuo favore, anche qui, è una legge che lo prevede e non ammette eccezioni (se non la forza maggiore, che dovresti provare ovviamente).Il 2007 si prescrive nel 2012, quindi parlare di prescrizione è del tutto fuorviante
Se ti è arrivata una lettera vuol dire che è iniziata una attività di controllo su quella dichiarazione. Se non rispondi l'Agenzia procederà nel ricalcolo delle imposte, considerando che tutti i documenti non presentati non siano detraibili o deducibili; quindi ad esempio spese mediche, assicurazioni vita, contributi pagati, etc. che ti hanno consentito di versare meno imposte saranno considerati nulli. Verranno quindi ricalcolate le imposte senza detrazioni e deduzioni e aggiunte sanzioni ed interessi.Cerca di recuperare tutto ciò che trovi e fiondati all'agenzia delle entrate.chiedi anche al caf che ti aveva fatto il 730, di norma restituiscono tutto, però non si sa mai.

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20 mag 2011

Trionfo di Muti a Salisburgo con un Rossini inedito al Festival

Dieci minuti di applausi, alla fine. E Muti acclamato dalla Grosses Festspielhaus. E' stato un debutto trionfale, quello di ieri sera a Salisburgo, per il Moise et Pharaon, l'opera seria di argomento biblico di Rossini mai rappresentata finora nella storia quasi centennale del Festival.
Un esordio atteso e glorioso, merito in gran parte di Riccardo Muti, che ha diretto al Grosses Festspielhaus i Wiener Philharmoniker, anche loro al debutto con quest'opera monumentale considerata sacra in Italia. Moise et Pharaon è la seconda versione, scritta per Parigi nel 1827, del Mose' in Egitto che Rossini compose per il San Carlo nel 1818 e che lui stesso defini' un "sublime abbozzo".

uattro ore di rappresentazione (due pause), un esercito di cantanti sulla scena (solisti e coro), un soggetto difficile (la fuga degli ebrei dall'Egitto), un cast eccezionale e una musica meravigliosa: alla fine un diluvio di applausi, ovazioni e lancio di rose bianche per Muti, qualche 'buuuh' per la regia del tedesco Juergen Flimm, sovrintendente in uscita del Festival. Scene di Ferdinand Woegerbauer, costumi di Birgit Hutter, luci di Friedrich Rom.Ottimo il cast dei cantanti, tutti giovani e bravi in ruoli ardui: il basso russo Ildar Abdrazakov (Moise), lo stesso che interpreto' la parte nell'allestimento presentato da Muti alla Scala nel 2003, il soprano lettone Marina Rebeka (Anai), il tenore americano Eric Cutler (Amenophis), il baritono italiano Nicola Alaimo (il faraone), il tenore argentino Juan Francisco Gatell (Eliezer), il basso russo Alexey Tikhomirov (Osiride), il mezzosoprano georgiano Nino Surguladze (Sinaide), e il mezzosoprano italiano Barbara Di Castri (Maria).


Superbo il coro, quello della della Staatsoper di Vienna, vero protagonista dell'opera, divini i Wiener, che sotto la bacchetta di Muti riescono a fluttuare con nonchalance da Mozart a Verdi fino a questo Rossini mai eseguito prima come fossero sempre nel loro elemento. La scena, piu' o meno la stessa durante i quattro atti, è dominata da una parete concava in legno che tende verso l'infinito in alto dando l'idea di prigionia del popolo di Israele, schiavo del faraone egizio. Di difficile realizzazione, quest'opera, che mette in scena la Bibbia, viene semplifica dalla regia con qualche trucco, che aggira gli ostacoli ma evita di cadere nell'oleografico o nel kitsch. Si aiuta anche con le scritte dei salmi, che scorrono su un sipario trasparente e commentano e esplicitano l'azione sulla scena (ad esempio quando si annunciano le piaghe d'Egitto inflitte dal Dio di Israele per la mancata promessa del faraone di liberare gli ebrei). Il dilemma della fuga degli ebrei, il tedesco Flimm lo scioglie facendoli comparire con le valigie in mano: uno stuolo di valigie, sempre in viaggio e mai alla meta, un'immanente sala d'attesa che dice l'eterno cammino del popolo ebraico fatto di esodo, diaspora, persecuzioni, Olocausto, fino, indirettamente, al conflitto in Medio Oriente e Gaza. La scena finale quando le acque del Mar Rosso si aprono per consentire la fuga agli ebrei e poi richiudersi risucchiando gli egiziani, è risolta senza mostrare né mare, né acqua bensi' solo sabbia. Mentre da un lato l'esercito egiziano avanza come al rallentatore brandendo lance all'inseguimento, dall'altro gli ebrei fuggono attraverso un taglio apertosi nella parete di legno: nella corsa le valigie si aprono e masse di terra si riversano a prosciugare il mare e consentire la loro fuga e salvezza.

Semplici i costumi, lunghe tuniche senza tempo, scene arricchite di pochi accessori come delle poltrone bianche in funzione del trono del faraone. Poche altrimenti le licenze di regia: ad esempio dei foglietti bianchi che gli ebrei sventolano prima della fuga, a simboleggiare il passaporto per l'espatrio.


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13 mag 2011

Addio Sidney Lumet, maestro dei grandi a Hollywood

Non poteva che morire a New York. Sidney Lumet, universalmente considerato il regista dei classici moderni del cinema americano, riteneva New York non solo la sua Hollywood, ma uno dei personaggi costanti dei suoi film. E' morto oggi a Manhattan, all'eta' di 86 anni. Nato a Filadelfia, in Pennsylvania, il 25 giugno del 1924, in carriera non amo' mai Hollywood in modo particolare, preferendo alle strade di Beverly Hills quelle forse piu' affollate ma a lui piu' congeniali di New York.
Figlio dell'attore Baruch Lumet e della ballerina Eugenia Wermus, aveva infatti cominciato la sua carriera a Broadway, per poi ricoprire per alcuni anni l'incarico di direttore televisivo e forse fu proprio per questa esperienza che il suo primo film nel 1957 fu subito un successo: 'La parola ai giurati' (titolo originale '12 Angry Men', protagonista Henry Fonda). La pellicola, volutamente claustrofobica, racconta la camera di consiglio newyorkese di 12 giurati americani alle prese non solo con un difficile caso giudiziario, ma anche con i loro pregiudizi di stampo razzista.
Il film ottenne una nomination agli Oscar e vinse l'Orso d'Oro al Festival di Berlino. "Mentre l'obiettivo di tutti i film e' quello di intrattenere - scrisse una volta - il mio modo di fare cinema punta a qualcosa di diverso, che io credo vada un passo piu' in la'. Obbliga lo spettatore ad esaminare una faccia o l'altra della sua coscienza. Stimola la riflessione e consente ai succhi mentali di mettersi in moto". Il cinema di Lumet, e in particolare proprio 'La parola ai giurati', ha avuto questo effetto niente meno che sulla giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti Sonia Sotomayor.
La giudice, cresciuta a New York da famiglia portoricana e nominata alla Corte Suprema da Barack Obama, ha ammesso in una recente intervista di essere stata molto influenzata nelle sue scelte proprio dalla visione di quel film. Per il pubblico italiano restano indimenticabili film come 'Quel tipo di donna', del 1959, protagonista Sofia Loren, o 'Pelle di serpente', del 1960, con Anna Magnani a fianco di Marlon Brando. Ma sono soprattutto alcuni capolavori degli anni Settanta a 'firmare' in modo definitivo il cinema di Sidney Lumet.
Due su tutti: 'Serpico', del 1973, e 'Quel pomeriggio di un giorno da cani', del 1975, film che hanno consacrato Al Pacino tra i grandissimi di Hollywood. Nel 1976 Lumet usci' con la sua opera piu' celebrata dalla critica non solo americana: 'Quinto potere' (titolo originale, 'Network'). E' una critica esplicita del sistema televisivo e degli effetti che quel tipo di comunicazione puo' avere sul pubblico. Protagonisti sono William Holden, Faye Dunaway, Peter Finch, e del cast fa parte anche Robert Duvall.
L'interpretazione dei due protagonisti della storia, una giovane e rampante responsabile dei palinsesti e un anchorman ormai sfiduciato e in calo di ascolti, valse rispettivamente a Faye Dunaway e a Peter Finch l'Oscar nel 1977, e il film vinse anche la statuetta per la miglior sceneggiatura. Nonostante questo, Sidney Lumet non arrivo' mai all'Oscar. Fino al 2005, quando l'Academy of Motion Picture Arts and Sciences gli riconobbe una statuetta alla carriera (forse per "lavarsi la coscienza" scrisse il New York Times). Lumet due anni dopo confido' allo stesso critico: "La volevo da morire. E in cuor mio penso di essermela meritata".
Secondo i critici Usa, il sistema di Hollywood non lo premio' perche' lui si rifiuto' in modo sistematico di andare a vivere a Los Angeles. Preferi' New York. Solo a Manhattan o a Brooklyn Sidney Lumet si sentiva "davvero a casa". "Le locations sono uno dei personaggi dei miei film. E' questa citta' e' l'unica capace di dare l'atmosfera, il tono che cerco".

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