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20 mag 2011

Trionfo di Muti a Salisburgo con un Rossini inedito al Festival

Dieci minuti di applausi, alla fine. E Muti acclamato dalla Grosses Festspielhaus. E' stato un debutto trionfale, quello di ieri sera a Salisburgo, per il Moise et Pharaon, l'opera seria di argomento biblico di Rossini mai rappresentata finora nella storia quasi centennale del Festival.
Un esordio atteso e glorioso, merito in gran parte di Riccardo Muti, che ha diretto al Grosses Festspielhaus i Wiener Philharmoniker, anche loro al debutto con quest'opera monumentale considerata sacra in Italia. Moise et Pharaon è la seconda versione, scritta per Parigi nel 1827, del Mose' in Egitto che Rossini compose per il San Carlo nel 1818 e che lui stesso defini' un "sublime abbozzo".

uattro ore di rappresentazione (due pause), un esercito di cantanti sulla scena (solisti e coro), un soggetto difficile (la fuga degli ebrei dall'Egitto), un cast eccezionale e una musica meravigliosa: alla fine un diluvio di applausi, ovazioni e lancio di rose bianche per Muti, qualche 'buuuh' per la regia del tedesco Juergen Flimm, sovrintendente in uscita del Festival. Scene di Ferdinand Woegerbauer, costumi di Birgit Hutter, luci di Friedrich Rom.Ottimo il cast dei cantanti, tutti giovani e bravi in ruoli ardui: il basso russo Ildar Abdrazakov (Moise), lo stesso che interpreto' la parte nell'allestimento presentato da Muti alla Scala nel 2003, il soprano lettone Marina Rebeka (Anai), il tenore americano Eric Cutler (Amenophis), il baritono italiano Nicola Alaimo (il faraone), il tenore argentino Juan Francisco Gatell (Eliezer), il basso russo Alexey Tikhomirov (Osiride), il mezzosoprano georgiano Nino Surguladze (Sinaide), e il mezzosoprano italiano Barbara Di Castri (Maria).


Superbo il coro, quello della della Staatsoper di Vienna, vero protagonista dell'opera, divini i Wiener, che sotto la bacchetta di Muti riescono a fluttuare con nonchalance da Mozart a Verdi fino a questo Rossini mai eseguito prima come fossero sempre nel loro elemento. La scena, piu' o meno la stessa durante i quattro atti, è dominata da una parete concava in legno che tende verso l'infinito in alto dando l'idea di prigionia del popolo di Israele, schiavo del faraone egizio. Di difficile realizzazione, quest'opera, che mette in scena la Bibbia, viene semplifica dalla regia con qualche trucco, che aggira gli ostacoli ma evita di cadere nell'oleografico o nel kitsch. Si aiuta anche con le scritte dei salmi, che scorrono su un sipario trasparente e commentano e esplicitano l'azione sulla scena (ad esempio quando si annunciano le piaghe d'Egitto inflitte dal Dio di Israele per la mancata promessa del faraone di liberare gli ebrei). Il dilemma della fuga degli ebrei, il tedesco Flimm lo scioglie facendoli comparire con le valigie in mano: uno stuolo di valigie, sempre in viaggio e mai alla meta, un'immanente sala d'attesa che dice l'eterno cammino del popolo ebraico fatto di esodo, diaspora, persecuzioni, Olocausto, fino, indirettamente, al conflitto in Medio Oriente e Gaza. La scena finale quando le acque del Mar Rosso si aprono per consentire la fuga agli ebrei e poi richiudersi risucchiando gli egiziani, è risolta senza mostrare né mare, né acqua bensi' solo sabbia. Mentre da un lato l'esercito egiziano avanza come al rallentatore brandendo lance all'inseguimento, dall'altro gli ebrei fuggono attraverso un taglio apertosi nella parete di legno: nella corsa le valigie si aprono e masse di terra si riversano a prosciugare il mare e consentire la loro fuga e salvezza.

Semplici i costumi, lunghe tuniche senza tempo, scene arricchite di pochi accessori come delle poltrone bianche in funzione del trono del faraone. Poche altrimenti le licenze di regia: ad esempio dei foglietti bianchi che gli ebrei sventolano prima della fuga, a simboleggiare il passaporto per l'espatrio.


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13 mag 2011

Addio Sidney Lumet, maestro dei grandi a Hollywood

Non poteva che morire a New York. Sidney Lumet, universalmente considerato il regista dei classici moderni del cinema americano, riteneva New York non solo la sua Hollywood, ma uno dei personaggi costanti dei suoi film. E' morto oggi a Manhattan, all'eta' di 86 anni. Nato a Filadelfia, in Pennsylvania, il 25 giugno del 1924, in carriera non amo' mai Hollywood in modo particolare, preferendo alle strade di Beverly Hills quelle forse piu' affollate ma a lui piu' congeniali di New York.
Figlio dell'attore Baruch Lumet e della ballerina Eugenia Wermus, aveva infatti cominciato la sua carriera a Broadway, per poi ricoprire per alcuni anni l'incarico di direttore televisivo e forse fu proprio per questa esperienza che il suo primo film nel 1957 fu subito un successo: 'La parola ai giurati' (titolo originale '12 Angry Men', protagonista Henry Fonda). La pellicola, volutamente claustrofobica, racconta la camera di consiglio newyorkese di 12 giurati americani alle prese non solo con un difficile caso giudiziario, ma anche con i loro pregiudizi di stampo razzista.
Il film ottenne una nomination agli Oscar e vinse l'Orso d'Oro al Festival di Berlino. "Mentre l'obiettivo di tutti i film e' quello di intrattenere - scrisse una volta - il mio modo di fare cinema punta a qualcosa di diverso, che io credo vada un passo piu' in la'. Obbliga lo spettatore ad esaminare una faccia o l'altra della sua coscienza. Stimola la riflessione e consente ai succhi mentali di mettersi in moto". Il cinema di Lumet, e in particolare proprio 'La parola ai giurati', ha avuto questo effetto niente meno che sulla giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti Sonia Sotomayor.
La giudice, cresciuta a New York da famiglia portoricana e nominata alla Corte Suprema da Barack Obama, ha ammesso in una recente intervista di essere stata molto influenzata nelle sue scelte proprio dalla visione di quel film. Per il pubblico italiano restano indimenticabili film come 'Quel tipo di donna', del 1959, protagonista Sofia Loren, o 'Pelle di serpente', del 1960, con Anna Magnani a fianco di Marlon Brando. Ma sono soprattutto alcuni capolavori degli anni Settanta a 'firmare' in modo definitivo il cinema di Sidney Lumet.
Due su tutti: 'Serpico', del 1973, e 'Quel pomeriggio di un giorno da cani', del 1975, film che hanno consacrato Al Pacino tra i grandissimi di Hollywood. Nel 1976 Lumet usci' con la sua opera piu' celebrata dalla critica non solo americana: 'Quinto potere' (titolo originale, 'Network'). E' una critica esplicita del sistema televisivo e degli effetti che quel tipo di comunicazione puo' avere sul pubblico. Protagonisti sono William Holden, Faye Dunaway, Peter Finch, e del cast fa parte anche Robert Duvall.
L'interpretazione dei due protagonisti della storia, una giovane e rampante responsabile dei palinsesti e un anchorman ormai sfiduciato e in calo di ascolti, valse rispettivamente a Faye Dunaway e a Peter Finch l'Oscar nel 1977, e il film vinse anche la statuetta per la miglior sceneggiatura. Nonostante questo, Sidney Lumet non arrivo' mai all'Oscar. Fino al 2005, quando l'Academy of Motion Picture Arts and Sciences gli riconobbe una statuetta alla carriera (forse per "lavarsi la coscienza" scrisse il New York Times). Lumet due anni dopo confido' allo stesso critico: "La volevo da morire. E in cuor mio penso di essermela meritata".
Secondo i critici Usa, il sistema di Hollywood non lo premio' perche' lui si rifiuto' in modo sistematico di andare a vivere a Los Angeles. Preferi' New York. Solo a Manhattan o a Brooklyn Sidney Lumet si sentiva "davvero a casa". "Le locations sono uno dei personaggi dei miei film. E' questa citta' e' l'unica capace di dare l'atmosfera, il tono che cerco".

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28 apr 2011

Contratti- Sacconi-Angeletti,No Scambio Bassi Salari-Bassa Produttivita'

(ASCA) - Roma, 16 mar - Mai piu' uno scambio bassi salari-bassa produttivita' in nome dell'unita' sindacale, come invece e' accaduto nel decennio contrattuale precedente. E' quanto hanno sottolineato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, e il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, nel corso di un convegno in ricordo di Marco Biagi, il giuslavorista ucciso dalle Brigate Rosse il 19 marzo del 2002. ''Per un decennio - ha detto Angeletti - e' stato accettato lo scambio bassi salari-bassa produttivita' piuttosto che approfondire il tema della produttivita'. Uno scambio micidiale conseguenza dell'unita' sindacale: era questo, infatti, l'unico modo possibile per garantire l'unita' sindacale. Ora - ha aggiunto il leader della Uil - non siamo piu' d'accordo perche' non ci piace un Paese dove sono tutti piu' poveri e tutti piu' uguali''. Sacconi, invece, citando 'Fantozzi' di Paolo Villaggio, ha definito lo scambio bassi salari-bassa produttivita' ''una cagata pazzesca'', e ha indicato le relazioni industriali ''alla tedesca'' come il modello da seguire, con le ''ideologie che devono essere lasciate fuori dalla porta'', dato che non hanno fatto altro che dare vita ''ad un controllo sociale della produzione nel nome dell'unita''' sindacale. Sacconi ha anche avvertito che ''non bisogna dimenticare il clima d'odio in cui e' maturato l'omicidio di Marco Biagi: c'e' bisogno di legittimazione reciproca all'interno di relazioni sindacali libere e responsabili. E se non si e' tutti d'accordo, questo e' il sale della democrazia''.

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22 apr 2011

India- Il Guru Sai Baba In Fin Di Vita, Folle In Preghiera (Servizio)

(ASCA-AFP) - Puttaparthi (India), 6 apr - Folle di fedelissimi in preghiera si sono riunite anche oggi a Puttaparthi, in India, citta' natale del guru Sai Baba che versa in fin di vita in ospedale. L'85enne leader spirituale, che conta su oltre dieci milioni di seguaci in tutto il mondo, si trova in condizioni critiche, dovute a problemi cardiaci e polmonari e all'Institute of Higher Medical Sciences sono ben 27 i medici che si stanno occupando di lui. I prossimi giorni saranno decisivi, informano i sanitari, mentre in citta' negozi e commerci sono chiusi da giorni in segno di rispetto. Personaggio controverso, Sai Baba, il cui vero nome e' Sathya Narayana Raju Ratnakaram, e' diventato celebre negli anni sessanta per aver ispirato i Beatles. I suoi seguaci lo considerano un dio vivente e gli accreditano poteri sovrannaturali, ma i suoi ''miracoli'' sono stati spesso contestati da chi sostiene che non sarebbero altro che trucchi e illusioni. Il guru e' convinto di essere la reincarnazione di Sai Baba di Shirdi, morto nel 1918 e considerato una figura sacra nella religione hindu. La sua organizzazione raccoglie fondi per finanziare progetti educativi e sanitari in India, ma la sua reputazione e' stata piu' volte macchiata da accuse di abusi sessuali e pedofilia. Nella piccola citta' di Puttaparthi, nello stato di Andhra Pradesh, la polizia e' schierata in forze a sorvegliare il pubblico di fedeli fuori dall'ospedale e le telecamere di almeno una decina di emittenti televisive indiane.

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16 apr 2011

Il segreto del termine OK- l'unica parola che (quasi) tutto il mondo capisce

Che vi troviate in Cina, in India o in Italia, basterà dire "ok" e il significato di quell'affermazione sarà chiaro a tutti. Se poi fino a qualche tempo fa era solo un termine colloquiale, tanto nei Paesi anglofoni quanto nel resto del mondo, ormai non è strano sentire l'espressione in bocca a capi di Stato e di governo, oppure trovarla tra le pagine di un romanzo da premio Nobel. Per approfondire clicca qui

UN'ETIMOLOGIA BIZZARRA - Un destino "glorioso" per una parola che - secondo alcuni - è nata per un errore di "spelling". è il 1839 in quel di Boston, nello Stato del Massachusetts. In un lungo articolo sul Boston Morning Post compare per la prima volta la breve parolina. Si parla di un personaggio che dice "o.k." per abbreviare "all correct", tutto giusto. Un errore di grammatica non troppo inusuale, in tempi in cui pochi sapevano leggere: "oll korrect", la differenza dall'originale è poca.

PAESE CHE VAI, OK CHE TROVI - Ma anche in parecchi altri posti del mondo ci si è convinti che a inventare l'"ok" non siano stati gli americani del New England. Nella lingua di Aristotele "ola kala" vuol dire "tutto bene", e anche i greci abbreviano l'espressione in "ok". A Berlino "ohne Korrektur" sta per "nessuna correzione", e ancora una volta l'acronimo è lo stesso. Per gli scozzesi invece "och aye" vuol dire "oh sì", e per arrivare a "okay" non c'è neppure bisogno di abbreviazioni.

Yahoo! Notizie - Sai che anche in questo momento stai producendo CO2? Clicca qui e scopri quanto inquina ogni tuo gesto, anche il più piccolo.

UN ASPETTO BIZZARRO - Di recente la Bbc ha persino dedicato un lungo servizio per giustificare l'affermazione internazionale della particella: "Ha un aspetto strano. è una parola che suona come un'abbreviazione, un acronimo. Ma la sua stranezza potrebbe essere la giustificazione per la sua popolarità. Visivamente, ok mette accanto la rotondità della "o" con le linee dritte della "k"". Eh sì, dev'esser proprio questa la ragione del successo.

SDOGANATO DA OBAMA - Per Barack Obama "ok" è una particella familiare. Ma anche dall'altro lato dell'oceano, tra i puristi britannici, David Cameron ha sdoganato l'uso della locuzione. E nella letteratura? Chi ha letto "La strada" di Cormac McCarthy ricorderà un'infinità di dialoghi tra padre e figlio che si concludono con un "ok". Anche questa è grande letteratura. Forse, oggi, la più grande.

Per approfondire visita IlSussidiario.net


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8 apr 2011

Biotech- Nati Batteri Dirigibili Che Fanno e Sparano Farmaci

Il prototipo di questi batteri dirigibili e' stato presentato da William Bentley della University of Maryland a College Park, in occasione del 241/imo National Meeting & Exposition of the American Chemical Society in corso ad Anaheim, in California.

I batteri da tempo aiutano l'uomo a produrre farmaci di tutti i tipi, dall'insulina agli anticorpi contro il cancro, sono tantissime le molecole prodotte in queste microindustrie allestite nelle aziende farmaceutiche. L'idea e' di modificare ulteriormente i batteri per renderli in grado di fare lo stesso lavoro da ''farmacista'' direttamente nell'organismo del paziente. Il batterio viene geneticamente modificato per produrre il farmaco, poi gli viene 'attaccata' un'antennina molecolare sulla testa che lo guida nell'organismo verso il suo bersaglio d'azione dove scaricare la medicina.

Il prototipo presentato e' stato testato, per ora solo in laboratorio, dimostrandosi capace di gestire infezioni batteriche intestinali e condizioni di avvelenamento. In futuro molti microdirigibili potrebbero fare tappa, somministrati per bocca o per iniezione, nel corpo umano contro molte malattie.

Approfondimenti su Ansa.it

  • Icarus: parte caccia a messaggeri universo
  • Ricerca: Cina superera' Usa nel 2013
  • Diabete: si punta su chirurgia
  • Sesso piu' presto: prima volta a 12 anni
  • Aborto: RU486, vendute 6 mila scatole


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3 apr 2011

Maxi sbarco a Lampedusa

(ANSA) - AGRIGENTO, 2 MAR - Maxi sbarco in nottata a Lampedusa. Dopo una pausa durata una settimana, un barcone con 347 migranti, tra cui quattro donne, e' approdato alle 2.30 nel porto dell'isola scortato dalle motovedette della Guardia Costiera. L'imbarcazione, lunga una quindicina di metri, era stata avvistata ieri sera, mentre era ancora in acque tunisine. Un altro sbarco si e' registrato invece direttamente a terra a Linosa, la piu' piccola delle isole Pelagie, dove i carabinieri hanno bloccato 22 immigrati.

Approfondimenti su Ansa.it

  • Minsk, a processo due oppositori del presidente bielorusso
  • Sud Corea, il ministro della Difesa fa visita alle truppe
  • Colin Firth, Oscar migliore attore per 'Il discorso del Re'
  • Natalie Portman, Oscar migliore attrice per 'il cigno nero'
  • Da Sanremo a 'Che tempo che fa', in tv, il prof. Vecchioni

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